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La grammatica del levare: il dialogo cameristico di Icardi e Liberti

C’è un paradosso fecondo che attraversa la storia del jazz contemporaneo di matrice europea: la convinzione che la complessità non debba per forza manifestarsi come accumulo, ma possa rivelarsi come sottrazione. Face to Face, incontro in sala di ripresa tra la chitarra di Ivano Icardi e il contrabbasso di Davide Liberti, si colloca con autorevolezza in questa precisa coordinata estetica. Inciso presso lo Skyline Studio di Vinovo, il lavoro rifugge le scorciatoie dell’iperproduzione per scommettere sulla nuda fragilità del duo cameristico. Ne scaturisce un’opera di densità rara, dove la perizia tecnica cessa di essere esibizione per farsi pura dialettica espressiva.

La scaletta si dipana lungo dieci tracce che testimoniano una straordinaria intesa telepatica. L’apertura affidata a Sunrays chiarisce immediatamente le intenzioni: una partitura che risale alla giovinezza di Icardi viene destrutturata e ricomposta attraverso una nube polifonica centrale, un passaggio sospeso e volutamente obliquo che poi ritrova il respiro del tema originario con una chiusura cinematica. Non è un caso che la coppia alterni composizioni ragionate a momenti di pura germinazione spontanea. In Blue Essence, ad esempio, il blues non è una forma rigida ma un fantasma ancestrale, evocato attraverso gli accenti percussivi del legno di Liberti e gli intagli melodici essenziali di Icardi.

La vera forza del disco risiede nella pariteticità dei ruoli. Il contrabbasso non funge mai da semplice pedana armonica per gli assoli chitarristici, così come la sei corde non si limita a scandire il ritmo. In Path of Life, l’uso magistrale dell’archetto da parte di Liberti costruisce un’arcata drammatica che si fonde con il timbro rotondo e liquido di Icardi, generando una tensione che lambisce la musica da camera novecentesca. Quando poi il passo si fa sincopato, come nel nervosismo controllato di Kid Savage o nell’incedere percussivo e ostinato di Sankarà, l’interplay assume connotati quasi fisici, un gioco di contrappunti serrati in cui l’eco delle lezioni di Bill Frisell e Pat Metheny viene metabolizzata con fisionomia autonoma.

La chiusura è affidata a una riscrittura di Time After Time. Misurarsi con un classico del pop anni Ottanta senza scivolare nell’ovvietà è terreno insidioso, ma i due strumentisti ne estraggono il nucleo malinconico originario spogliandolo di ogni orpello commerciale, restituendolo come una meditazione sul tempo e sulla memoria. Face to Face non è solo un saggio di maestria strumentale: è un elogio dell’ascolto reciproco, una prova di maturità che riafferma come la musica strumentale italiana sappia ancora coniugare cantabilità e avanguardia senza alcuna retorica.

Per ascoltare l’album: https://open.spotify.com/album/4RMWp4xBTK7unpQd3TCqcQ?si=3sB1H6AmQralaIqvFdVbng&utm_source=whatsapp






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